«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di
chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8).
A Pentecoste del 2008, la Santa Sede, per mezzo del Pontificio Consiglio per i Laici, diretto dal
card. S. Rylko, ha approvato definitivamente gli Statuti del Cammino neocatecumenale. Questo fu
giàautorevolmente definito da papa Giovanni Paolo II come “un itinerario di formazione cattolica
valida per la società e i tempi odierni” è uno strumento pastorale messo “al servizio dei Vescovi”
(cfr. Statuto, §§ 1 e 2).Senza essere un Movimento né un’Associazione né una Prelatura, esso si
prefigge di far riscoprire lericchezze del Battesimo e della vita cristiana sul modello del
Catecumenato antico che prevedeva unannuncio kerygmatico e una conversione morale (Metanoia)
attuantesi progressivamente tramite l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita
comunitaria (cfr. già At 2,42). Il “Cammino” è usualmente annoverato tra quelle nuove realtà che
suscitano speranza per la Chiesa tutta essendo anche un focolaio di numerose vocazioni (cfr.
Pastores dabo vobis, 41g). Infatti, fra i tanti frutti di questo itinerario di fede, vi sono numerose e
radicali chiamate alla vita apostolica: laici coniugati che partono come ‘Famiglie in missione’;
sorelle vedove o nubili che le accompagnano e prestano il loro servizio; ragazze che aderiscono alla
vita religiosa (specie di clausura); e poi numerosissimi ragazzi che si sentono chiamati al
sacerdozio. Questa ultima chiamata trova il suo luogo di verifica e di compimento nei cosiddetti
seminari Redemptoris Mater.Vorrei proporre un ritratto di questi seminari (§ 1) per poi
evidenziarne il possibile significato per la Chiesa del nostro tempo (§ 2).
1. Cosa sono i seminari Redemptoris Mater
«I seminari diocesani e missionari "Redemptoris Mater" sono eretti dai vescovi diocesani, in
accordo con l’Equipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme
vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in
attuazione della Ratio fundamentalis sacerdotalis. In essi i candidati al sacerdozio trovano nella
partecipazione al Cammino neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell’iter formativo e,
al contempo, sono preparati alla “genuina scelta presbiterale di servizio all’intero Popolo di Dio,
nella comunione fraterna del presbiterio” (Statuto del Cammino neocatecumenale, art. 18, § 3).
«I seminari "Redemptoris Mater" non sono seminari del Cammino Neocatecumenale bensì, come
specificano lo statuto e la regola di vita, veri Seminari diocesani alle dipendenze del Vescovo. Gli
alunni di questi istituti ricevono la stessa formazione filosofica e teologica degli altri seminaristi
della diocesi. Svolgono un anno di pastorale nelle parrocchie come diaconi e due anni nella diocesi
come presbiteri prima che il Vescovo li possa mandare in missione.Se il Vescovo, però, ha delle
emergenze per qualche zona particolarmente difficile della propria diocesi, può disporre di loro, dal
momento che sono stati ordinati senza condizioni. Una caratteristica di questi Seminari sta
nell'internazionalità che rende visibile in modo concreto la nuova realtà annunciata dal
cristianesimo, nel quale non ci sono più né bianchi né neri, bensì una nuova creatura, un uomo
celestiale. L'esperienza ha dimostrato che l'unire alla formazione del presbitero un itinerario di
iniziazione alla vita cristiana, come il Cammino Neocatecumenale, costituisce un aiuto per la
maturazione psicologica, affettiva e umana dei candidati e soprattutto per unire la missione con la
parrocchia».
Il seminario Redemptoris Mater è quindi un seminario diocesano missionario internazionale sorto
e animato grazie al Cammino neocatecumenale. Vediamo un po’ più da vicino queste
caratteristiche.
- Un seminario Diocesano e Missionario
Forse il sacerdote spagnolo che tentò tutta la vita di conciliare diocesanità e missionarietà, san Juan
deAvila, potrebbe essere il “patrono storico” dei vari seminari Redemptoris Mater sparsi nel
mondo. Infatti prima peculiarità “giuridica” di questo nuovo tipo di seminario è quella di coniugare
due elementi tradizionalmente distinti: incardinazione ad una Chiesa locale e slancio apostolico
universale. La “Cristianità” – ossia l’epoca della societas christiana – ci aveva abituato alla netta
distinzione tra sacerdoti secolari e religiosi. I primi rappresentavano la costituzione diocesana della
Chiesa, mentre i secondi ne manifestavano l’indole missionaria. Il seminario Redemptoris
Mater propone un nuovo tipo di presbitero: nel contempo incardinato in una diocesi e
intrinsecamente missionario. Questo corrisponde allo spirito del Concilio Vaticano II il quale rimise
al centro dell’ecclesiologia la comunione tra i vescovi e, vedendo nella singola Diocesi una concreta
attuazione della Chiesa universale, ne faceva il soggetto primario dell’evangelizzazione. Ecco due
sintetiche espressioni conciliari circa il carattere “universale” della missione episcopale e
presbiterale:
«I vescovi si studino di far avanzare nella santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la
particolare vocazione di ciascuno…Conducano a santità le chiese loro affidate così che in esse
risplenda il senso della chiesa universale di Cristo. Cerchino quindi di incrementare il più
possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, in particolare quelle missionarie» (Christus
Dominus = CD 15c)
«Ricordino i Presbiteri che a essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese... E dove ciò sia reso
necessario (per mancanza di clero) si faciliti non solo una funzionale distribuzione dei Presbiteri,
ma anche l'attuazione di peculiari iniziative in favore di certe regioni o nazioni o anche di tutto il
mondo. A questo scopo potrà essere utile la creazione di Seminari Internazionali per il bene di
tutta la Chiesa secondo norme da stabilirsi e rispettando i diritti dell'Ordinario del luogo»
(Presbyterorum ordinis = PO 10; cfr. pure PDV 12b; 16c; 18a; 32 e CIC 257 § 1).
Sulla falsariga dei citati decreti conciliari sui vescovi e sui presbiteri, nonché della enciclica Fidei
donum di Pio XII (1957), le norme del documento della Congregazione per il Clero Postquam
apostoli (1980) miravano a promuovere la concreta collaborazione tra le chiese locali, specie
riguardo alla distribuzione del clero; auspicandosi di ravvivare la coscienza della “natura
missionaria della Chiesa, e …. la consapevolezza della responsabilità che i singoli cristiani e
soprattutto i pastori d’anime hanno verso la chiesa universale” (Postquam apostoli, 31). Il
seminario Redemptoris Mater risponde proprio a questo scopo; ma lungi dall’essere stata
“progettata a tavolino”, tale risposta è scaturita da una iniziativa sorprendente dello Spirito: il
Cammino neocatecumenale. Sicché, un tale collegio può nascere qualora un vescovo, convinto della
validità evangelizzatrice del “Cammino” e, in accordo con gli iniziatori Kiko Argüello e Carmen
Hernadez, per sollecitudine verso le altre chiese più bisognose di clero, decida di erigere un
seminario per la formazione di neocatecumeni che una volta ordinati apparterranno al proprio clero
diocesano ma con la peculiarità di essere destinati alla missione. Potremmo dire che se il seminario
è la “pupilla del vescovo”, un tale vescovo ne verrebbe ad avere due: una per la propria diocesi e
l’altra per la Chiesa universale… Va detto che i presbiteri del Redemptoris Mater anche quando
sono mandati in missione rimangono sempre incardinati allaloro diocesi e legati al loro vescovo.
Questi può anche demandarli ad altri incarichi diocesani: parrocchie, cappellanie, insegnamento,
lavori in curia... La pastorale da loro svolta in ogni mansione corrisponderà all’intenzione del
vescovo e alle ordinarie direttive, anche se verrà adempiuta ovviamente con una peculiare
sensibilità.
- Un seminario neocatecumenale e internazionale
Dalle centinaia di migliaia di comunità neocatecumenali sparse nei vari continenti sono
infattinumerosissime vocazioni sacerdotali e religiose; e questo spesso in concomitanza con le
Giornate Mondiali della Gioventù. In piena logica con la propria autocoscienza di essere un servizio
ai vescovi e non un’Associazione particolare, il Cammino ha ovviamente considerato la via
dell’incardinazione diocesana come il mezzo più naturale per aprire le porte del ministero
sacerdotale ai giovani (o meno giovani) che al suo interno hanno sentito la chiamata di
Dio.Condizione per entrare in questo tipo di seminario è quindi la partecipazione al Cammino
neocatecumenale.Si antepone, o meglio, si premette e si affianca così alla formazione sacerdotale,
l’iniziazione cristiana tout court. Ogni seminarista proviene da una comunità neocatecumenale in
cui ha cominciato a conoscere il Signore e il suo amore, la comunione con i fratelli, il discernimento
su se stesso, la vita di preghiera e di liturgia. Tale percorso lungi dall’essere sospeso durante il
tempo di formazione sacerdotale ne è considerato parte integrante. Sicché, oltre alla vita di
preghiera, disciplina, studio e servizio, propria di ogni seminario, i membri del Redemptoris Mater
seguono il “Cammino” nelle comunità locali e ritornano nella loro comunità di origine per le
“tappe” più importanti. Con l’ordinazione, costoro non si inseriscono in una congregazione o
fraternità peculiare, bensì sono incardinati nel presbiterio di una chiesa locale per servire la
missione evangelizzatrice della Chiesa. L’idea di formare un seminario particolare sorse a Kiko e
Carmen, quando, sollecitati dalle parole di Giovanni Paolo II sulla nuova evangelizzazione
dell’Europa (nel 1985) ebbero l’intuizione di inviare delle famiglie in missione in luoghi
scristianizzati o mai toccati dal Vangelo. Una siffatta implantatio ecclesiae era inconcepibile senza
il concorso di presbiteri disposti a spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia nel contesto di
questa missione. È così che con l’incoraggiamento del Santo Padre fueretto a Roma nell’anno
mariano 1988 il primo Collegio diocesano missionario Redemptoris Mater. Da allora sono nati più
di settanta seminari in diverse diocesi dei cinque Continenti: da Madrid a Takamatsu, da Kitwe in
Zambia a Berlino, da Perth in Australia a Washington, da Brasilia a Kaoshiung (Taywan), da
Varsavia a Medellin, da Yaundé a Namur, dal Callao in Perù a Vienna… (Quello di Lezhë è stato
eretto l’8 dicembre 2006). Il numero di seminaristi varia dalla dozzina al centinaio di studenti.I
seminaristi provengono da varie nazioni. L’internazionalità è infatti un concreto segno della
cattolicità della Chiesa nonché un forte richiamo ad allargare gli orizzonti e a considerare l’unicità
del genere umano in Cristo. Non si sceglie in quale seminario entrare: tutto si gioca sulla libertà
dello Spirito (cfr. Gv 3,8 e 2Cor 3,17): si chiede al candidato se sia pronto ad andare “ovunque”,
con totale disponibilità e piena fiducia nella Provvidenza. Così, si possono incontrare degli spagnoli
nel seminario di Guam in Micronesia, dei tedeschi in quello di Brasilia, dei boliviani in quello di
Kopenhaghen, degli Italiani in quello di Manila… La lingua e la cultura del posto sono assimilate
poco a poco con lo studio e con la frequentazione dei fratelli delle comunità locali…Altra
particolarità formativa connessa con l’universalità è l’educazione alla dimensione itinerante della
vita apostolica dedicando, durante gli anni del seminario, un congruo tempo (uno o due
anni)all’evangelizzazione. In pratica, questa esperienza consiste nella collaborazione o con una
équipe itinerante del Cammino neocatecumenale, o con un parroco in missione, o ancora con il
rettore di un altro seminario.Il discernimento sull’idoneità all’ordinazione spetta come di norma al
vescovo, di cui il rettore è diretto rappresentante. Quest’ultimo si avvale però anche del parere del
Consiglio pastorale del seminario, composto dall’Equipe responsabile del Cammino
neocatecumenale in quella data regione. In genere, in vista del diaconato, si sentono anche le
opinioni dei responsabili delle comunità dei seminaristi. Tutto questo conferisce spessore e realismo
alla risposta del rettore all’inizio dell’ordinazione quando il vescovo lo interroga circa la dignità dei
candidati: “dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano e secondo il giudizio dato da
coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sono degni” (Rito di ordinazione).
2. Significato teologico dei seminari Redemptoris Mater
Credo si possano considerare i seminari Redemptoris Mater un piccolo ma significativo “segno dei
tempi” per la Chiesa di oggi. Attiro l’attenzione su tre punti salienti di novità che emergono dal
punto di vista ecclesiologico: il rapporto gerarchia e laicato, tra istituzione e carisma e tra Chiesa
universale e Chiesa locale.
- Un nuovo rapporto tra gerarchia e laicato
L’originalità profonda dei Redemptoris Mater è di radicare la formazione seminaristica sulla
basilareformazione alla vita cristiana. Lasciando che il seminarista e poi il presbitero sia e continui
ad essere un “neocatecumeno”, in ricerca insieme ai membri della comunità delle ricchezze del
proprio battesimo, si pone quella condizione necessaria a garantire la Koinonia ecclesiale evitando
derive clericali o gerarcologiche. L’essere innanzitutto “cristiano con i fratelli” diviene realmente
previo all’essere “sacerdote per loro”. Frequentare in modo costante la comunità in una parrocchia
aiuta da una parte il seminarista a non “isolarsi” e a condividere gioie e speranze, dolori e affanni
con altre persone, nella comune prospettiva di discernere sempre meglio la volontà del Signore. La
santità primeggia sulla funzione e il Battesimo si rivela quella realtà capace di illuminare e rendere
possibile ogni vocazione, sia essa al matrimonio che al sacerdozio.Sottolineare con tanta forza
l’iniziazione battesimale da un parte e la comunità cristiana dall’altracorrisponde del tutto alla
teologia conciliare del Popolo di Dio in cui la chiamata alla santità precede ogni differenziazione
ministeriale o vocazionale (cfr. LG capp. II e V).Il duplice recupero della centralità insostituibile
dell’iniziazione cristiana e della comunità fraterna è anche un enorme atout per quanto riguarda le
possibili crisi cui possono andare incontro i seminaristi e i presbiteri.Puntare non solo sulla
formazione al ministero e al ruolo di leadership, ma anche e in maniera basilare sulla formazione
cristiana consente di prevenire alcuni traumi. A nessuno sfugge infatti che nella stragrande
maggioranza dei casi la defezione dal sacerdozio (ma il discorso vale anche per le crisi coniugali)
non sia dovuta ad una mancanza di formazione al sacerdozio (o al matrimonio) bensì alla carenza di
maturità nell’essere cristiano.
- Un nuovo rapporto tra istituzione e carisma: il “capo” e il “cuore”
Giovanni Paolo II ha spesso usato l’aggettivo “co-essenziali” per indicare la dimensione
istituzionale e quella carismatica della Chiesa. Ora, elemento precipuo dei seminari Redemptoris
Mater è il connubio tra il carattere diocesano e quello missionario-internazionale-neocatecumenale.
Se il primo termine indica la naturale costituzione gerarchica della Chiesa, l’ultima terna dice la
dimensione carismatica. In altri termini, ciò che è qui in gioco è il rapporto tra carisma gerarchico e
carisma profetico (cfr. LG 4). Nei seminari Redemptoris Mater la situazione ideale è un’autentica
reciprocità e mutua inclusione (diremmo “pericoresi”) tra le due realtà. È indispensabile che il
seminario abbia come suo capo il Vescovo (e in quanto suo rappresentante, il rettore) ma è altresì
auspicabile che esso abbia come suo cuore i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, ossia il
Consiglio pastorale. Se si dà tale “pericoresi” si può dire in verità che il seminario Redemptoris
Mater è un autentico seminario diocesano, pur essendo veramente missionariointernazionale-
neocatecumenale. Solo quando si ragiona con una logica tutta umana di contrapposizione e di
alternativa tra gerarchia e carisma, tra diocesanità e missionarietà si trovano difficoltà nell’articolare
le due dimensioni. Potrebbe in proposito venir richiamato un piccolo luogo scritturistico: san Paolo
(o chi per lui) esorta così Timoteo: «non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato
conferito, per indicazione diprofeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei
presbiteri» (1Tm 4,14). L’intervento della “parte carismatica” cui si accennava sopra circa il
discernimento sull’idoneità per l’ordinazione, ma anche i suggerimenti in merito alle destinazioni
missionarie non potrebbe forse corrispondere a quel dià prophêteias?
- Mutua interiorità tra Chiesa universale e Chiesa particolare
Secondo la costituzione del Vaticano II Lumen gentium, le Chiese particolari o locali sono una
concreta realizzazione e “visibilizzazione” della Chiesa universale (cfr. LG 23a). Tra esse vige una
relazione di reciproca immanenza (cfr. Communionis notio, 9). È insito alla la Chiesa universale, la
Catholica, il manifestarsi storicamente in una Chiesa particolare, come a quest’ultima è connaturale
aprirsi e dilatarsi in modo universale. Ora questo circolo di universalità e particolarità non si
manifesta soltanto mediante degli istituti giuridici come le visite ad limina (in cui la Chiesa locale
si fa per così dire presente alla Chiesa universale), ma anche e forse soprattutto tramite la fattiva
cooperazione tra vescovi: questi «sono tenuti, per istituzione e per comando di Cristo, ad avere
sollecitudine per tutta la Chiesa: sollecitudine che, sebbene non esercitata mediante atto di
giurisdizione, contribuisce tuttavia sommamente al bene della Chiesa universale» (LG 23b). Nel
nostro tempo più che mai, la Chiesa deve rifuggire le opposte tentazioni del centralismo e
delparticolarismo. Ebbene, i seminari Redemptoris Mater, nel contempo radicati nella particolarità
diocesano e costitutivamente universali in forza della loro internazionalità e dello slancio
carismatico che li anima, offrono ai singoli Pastori la concreta possibilità di esercitare, mediante la
formazione e poi il dono di presbiteri missionari (Fidei donum), quella sollecitudine apostolica ed
universale inerente al loro ufficio episcopale.
I seminari
Redemptoris Mater
C. Lorenzo Rossetti
I seminari
Redemptoris Mater
C. Lorenzo Rossetti
«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di
chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8).
A Pentecoste del 2008, la Santa Sede, per mezzo del Pontificio Consiglio per i Laici, diretto dal
card. S. Rylko, ha approvato definitivamente gli Statuti del Cammino neocatecumenale. Questo fu
giàautorevolmente definito da papa Giovanni Paolo II come “un itinerario di formazione cattolica
valida per la società e i tempi odierni” è uno strumento pastorale messo “al servizio dei Vescovi”
(cfr. Statuto, §§ 1 e 2).Senza essere un Movimento né un’Associazione né una Prelatura, esso si
prefigge di far riscoprire lericchezze del Battesimo e della vita cristiana sul modello del
Catecumenato antico che prevedeva unannuncio kerygmatico e una conversione morale (Metanoia)
attuantesi progressivamente tramite l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita
comunitaria (cfr. già At 2,42). Il “Cammino” è usualmente annoverato tra quelle nuove realtà che
suscitano speranza per la Chiesa tutta essendo anche un focolaio di numerose vocazioni (cfr.
Pastores dabo vobis, 41g). Infatti, fra i tanti frutti di questo itinerario di fede, vi sono numerose e
radicali chiamate alla vita apostolica: laici coniugati che partono come ‘Famiglie in missione’;
sorelle vedove o nubili che le accompagnano e prestano il loro servizio; ragazze che aderiscono alla
vita religiosa (specie di clausura); e poi numerosissimi ragazzi che si sentono chiamati al
sacerdozio. Questa ultima chiamata trova il suo luogo di verifica e di compimento nei cosiddetti
seminari Redemptoris Mater.Vorrei proporre un ritratto di questi seminari (§ 1) per poi
evidenziarne il possibile significato per la Chiesa del nostro tempo (§ 2).
1. Cosa sono i seminari Redemptoris Mater
«I seminari diocesani e missionari "Redemptoris Mater" sono eretti dai vescovi diocesani, in
accordo con l’Equipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme
vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in
attuazione della Ratio fundamentalis sacerdotalis. In essi i candidati al sacerdozio trovano nella
partecipazione al Cammino neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell’iter formativo e,
al contempo, sono preparati alla “genuina scelta presbiterale di servizio all’intero Popolo di Dio,
nella comunione fraterna del presbiterio” (Statuto del Cammino neocatecumenale, art. 18, § 3).
«I seminari "Redemptoris Mater" non sono seminari del Cammino Neocatecumenale bensì, come
specificano lo statuto e la regola di vita, veri Seminari diocesani alle dipendenze del Vescovo. Gli
alunni di questi istituti ricevono la stessa formazione filosofica e teologica degli altri seminaristi
della diocesi. Svolgono un anno di pastorale nelle parrocchie come diaconi e due anni nella diocesi
come presbiteri prima che il Vescovo li possa mandare in missione.Se il Vescovo, però, ha delle
emergenze per qualche zona particolarmente difficile della propria diocesi, può disporre di loro, dal
momento che sono stati ordinati senza condizioni. Una caratteristica di questi Seminari sta
nell'internazionalità che rende visibile in modo concreto la nuova realtà annunciata dal
cristianesimo, nel quale non ci sono più né bianchi né neri, bensì una nuova creatura, un uomo
celestiale. L'esperienza ha dimostrato che l'unire alla formazione del presbitero un itinerario di
iniziazione alla vita cristiana, come il Cammino Neocatecumenale, costituisce un aiuto per la
maturazione psicologica, affettiva e umana dei candidati e soprattutto per unire la missione con la
parrocchia».
Il seminario Redemptoris Mater è quindi un seminario diocesano missionario internazionale sorto
e animato grazie al Cammino neocatecumenale. Vediamo un po’ più da vicino queste
caratteristiche.
- Un seminario Diocesano e Missionario
Forse il sacerdote spagnolo che tentò tutta la vita di conciliare diocesanità e missionarietà, san Juan
deAvila, potrebbe essere il “patrono storico” dei vari seminari Redemptoris Mater sparsi nel
mondo. Infatti prima peculiarità “giuridica” di questo nuovo tipo di seminario è quella di coniugare
due elementi tradizionalmente distinti: incardinazione ad una Chiesa locale e slancio apostolico
universale. La “Cristianità” – ossia l’epoca della societas christiana – ci aveva abituato alla netta
distinzione tra sacerdoti secolari e religiosi. I primi rappresentavano la costituzione diocesana della
Chiesa, mentre i secondi ne manifestavano l’indole missionaria. Il seminario Redemptoris
Mater propone un nuovo tipo di presbitero: nel contempo incardinato in una diocesi e
intrinsecamente missionario. Questo corrisponde allo spirito del Concilio Vaticano II il quale rimise
al centro dell’ecclesiologia la comunione tra i vescovi e, vedendo nella singola Diocesi una concreta
attuazione della Chiesa universale, ne faceva il soggetto primario dell’evangelizzazione. Ecco due
sintetiche espressioni conciliari circa il carattere “universale” della missione episcopale e
presbiterale:
«I vescovi si studino di far avanzare nella santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la
particolare vocazione di ciascuno…Conducano a santità le chiese loro affidate così che in esse
risplenda il senso della chiesa universale di Cristo. Cerchino quindi di incrementare il più
possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, in particolare quelle missionarie» (Christus
Dominus = CD 15c)
«Ricordino i Presbiteri che a essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese... E dove ciò sia reso
necessario (per mancanza di clero) si faciliti non solo una funzionale distribuzione dei Presbiteri,
ma anche l'attuazione di peculiari iniziative in favore di certe regioni o nazioni o anche di tutto il
mondo. A questo scopo potrà essere utile la creazione di Seminari Internazionali per il bene di
tutta la Chiesa secondo norme da stabilirsi e rispettando i diritti dell'Ordinario del luogo»
(Presbyterorum ordinis = PO 10; cfr. pure PDV 12b; 16c; 18a; 32 e CIC 257 § 1).
Sulla falsariga dei citati decreti conciliari sui vescovi e sui presbiteri, nonché della enciclica Fidei
donum di Pio XII (1957), le norme del documento della Congregazione per il Clero Postquam
apostoli (1980) miravano a promuovere la concreta collaborazione tra le chiese locali, specie
riguardo alla distribuzione del clero; auspicandosi di ravvivare la coscienza della “natura
missionaria della Chiesa, e …. la consapevolezza della responsabilità che i singoli cristiani e
soprattutto i pastori d’anime hanno verso la chiesa universale” (Postquam apostoli, 31). Il
seminario Redemptoris Mater risponde proprio a questo scopo; ma lungi dall’essere stata
“progettata a tavolino”, tale risposta è scaturita da una iniziativa sorprendente dello Spirito: il
Cammino neocatecumenale. Sicché, un tale collegio può nascere qualora un vescovo, convinto della
validità evangelizzatrice del “Cammino” e, in accordo con gli iniziatori Kiko Argüello e Carmen
Hernadez, per sollecitudine verso le altre chiese più bisognose di clero, decida di erigere un
seminario per la formazione di neocatecumeni che una volta ordinati apparterranno al proprio clero
diocesano ma con la peculiarità di essere destinati alla missione. Potremmo dire che se il seminario
è la “pupilla del vescovo”, un tale vescovo ne verrebbe ad avere due: una per la propria diocesi e
l’altra per la Chiesa universale… Va detto che i presbiteri del Redemptoris Mater anche quando
sono mandati in missione rimangono sempre incardinati allaloro diocesi e legati al loro vescovo.
Questi può anche demandarli ad altri incarichi diocesani: parrocchie, cappellanie, insegnamento,
lavori in curia... La pastorale da loro svolta in ogni mansione corrisponderà all’intenzione del
vescovo e alle ordinarie direttive, anche se verrà adempiuta ovviamente con una peculiare
sensibilità.
- Un seminario neocatecumenale e internazionale
Dalle centinaia di migliaia di comunità neocatecumenali sparse nei vari continenti sono
infattinumerosissime vocazioni sacerdotali e religiose; e questo spesso in concomitanza con le
Giornate Mondiali della Gioventù. In piena logica con la propria autocoscienza di essere un servizio
ai vescovi e non un’Associazione particolare, il Cammino ha ovviamente considerato la via
dell’incardinazione diocesana come il mezzo più naturale per aprire le porte del ministero
sacerdotale ai giovani (o meno giovani) che al suo interno hanno sentito la chiamata di
Dio.Condizione per entrare in questo tipo di seminario è quindi la partecipazione al Cammino
neocatecumenale.Si antepone, o meglio, si premette e si affianca così alla formazione sacerdotale,
l’iniziazione cristiana tout court. Ogni seminarista proviene da una comunità neocatecumenale in
cui ha cominciato a conoscere il Signore e il suo amore, la comunione con i fratelli, il discernimento
su se stesso, la vita di preghiera e di liturgia. Tale percorso lungi dall’essere sospeso durante il
tempo di formazione sacerdotale ne è considerato parte integrante. Sicché, oltre alla vita di
preghiera, disciplina, studio e servizio, propria di ogni seminario, i membri del Redemptoris Mater
seguono il “Cammino” nelle comunità locali e ritornano nella loro comunità di origine per le
“tappe” più importanti. Con l’ordinazione, costoro non si inseriscono in una congregazione o
fraternità peculiare, bensì sono incardinati nel presbiterio di una chiesa locale per servire la
missione evangelizzatrice della Chiesa. L’idea di formare un seminario particolare sorse a Kiko e
Carmen, quando, sollecitati dalle parole di Giovanni Paolo II sulla nuova evangelizzazione
dell’Europa (nel 1985) ebbero l’intuizione di inviare delle famiglie in missione in luoghi
scristianizzati o mai toccati dal Vangelo. Una siffatta implantatio ecclesiae era inconcepibile senza
il concorso di presbiteri disposti a spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia nel contesto di
questa missione. È così che con l’incoraggiamento del Santo Padre fueretto a Roma nell’anno
mariano 1988 il primo Collegio diocesano missionario Redemptoris Mater. Da allora sono nati più
di settanta seminari in diverse diocesi dei cinque Continenti: da Madrid a Takamatsu, da Kitwe in
Zambia a Berlino, da Perth in Australia a Washington, da Brasilia a Kaoshiung (Taywan), da
Varsavia a Medellin, da Yaundé a Namur, dal Callao in Perù a Vienna… (Quello di Lezhë è stato
eretto l’8 dicembre 2006). Il numero di seminaristi varia dalla dozzina al centinaio di studenti.I
seminaristi provengono da varie nazioni. L’internazionalità è infatti un concreto segno della
cattolicità della Chiesa nonché un forte richiamo ad allargare gli orizzonti e a considerare l’unicità
del genere umano in Cristo. Non si sceglie in quale seminario entrare: tutto si gioca sulla libertà
dello Spirito (cfr. Gv 3,8 e 2Cor 3,17): si chiede al candidato se sia pronto ad andare “ovunque”,
con totale disponibilità e piena fiducia nella Provvidenza. Così, si possono incontrare degli spagnoli
nel seminario di Guam in Micronesia, dei tedeschi in quello di Brasilia, dei boliviani in quello di
Kopenhaghen, degli Italiani in quello di Manila… La lingua e la cultura del posto sono assimilate
poco a poco con lo studio e con la frequentazione dei fratelli delle comunità locali…Altra
particolarità formativa connessa con l’universalità è l’educazione alla dimensione itinerante della
vita apostolica dedicando, durante gli anni del seminario, un congruo tempo (uno o due
anni)all’evangelizzazione. In pratica, questa esperienza consiste nella collaborazione o con una
équipe itinerante del Cammino neocatecumenale, o con un parroco in missione, o ancora con il
rettore di un altro seminario.Il discernimento sull’idoneità all’ordinazione spetta come di norma al
vescovo, di cui il rettore è diretto rappresentante. Quest’ultimo si avvale però anche del parere del
Consiglio pastorale del seminario, composto dall’Equipe responsabile del Cammino
neocatecumenale in quella data regione. In genere, in vista del diaconato, si sentono anche le
opinioni dei responsabili delle comunità dei seminaristi. Tutto questo conferisce spessore e realismo
alla risposta del rettore all’inizio dell’ordinazione quando il vescovo lo interroga circa la dignità dei
candidati: “dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano e secondo il giudizio dato da
coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sono degni” (Rito di ordinazione).
2. Significato teologico dei seminari Redemptoris Mater
Credo si possano considerare i seminari Redemptoris Mater un piccolo ma significativo “segno dei
tempi” per la Chiesa di oggi. Attiro l’attenzione su tre punti salienti di novità che emergono dal
punto di vista ecclesiologico: il rapporto gerarchia e laicato, tra istituzione e carisma e tra Chiesa
universale e Chiesa locale.
- Un nuovo rapporto tra gerarchia e laicato
L’originalità profonda dei Redemptoris Mater è di radicare la formazione seminaristica sulla
basilareformazione alla vita cristiana. Lasciando che il seminarista e poi il presbitero sia e continui
ad essere un “neocatecumeno”, in ricerca insieme ai membri della comunità delle ricchezze del
proprio battesimo, si pone quella condizione necessaria a garantire la Koinonia ecclesiale evitando
derive clericali o gerarcologiche. L’essere innanzitutto “cristiano con i fratelli” diviene realmente
previo all’essere “sacerdote per loro”. Frequentare in modo costante la comunità in una parrocchia
aiuta da una parte il seminarista a non “isolarsi” e a condividere gioie e speranze, dolori e affanni
con altre persone, nella comune prospettiva di discernere sempre meglio la volontà del Signore. La
santità primeggia sulla funzione e il Battesimo si rivela quella realtà capace di illuminare e rendere
possibile ogni vocazione, sia essa al matrimonio che al sacerdozio.Sottolineare con tanta forza
l’iniziazione battesimale da un parte e la comunità cristiana dall’altracorrisponde del tutto alla
teologia conciliare del Popolo di Dio in cui la chiamata alla santità precede ogni differenziazione
ministeriale o vocazionale (cfr. LG capp. II e V).Il duplice recupero della centralità insostituibile
dell’iniziazione cristiana e della comunità fraterna è anche un enorme atout per quanto riguarda le
possibili crisi cui possono andare incontro i seminaristi e i presbiteri.Puntare non solo sulla
formazione al ministero e al ruolo di leadership, ma anche e in maniera basilare sulla formazione
cristiana consente di prevenire alcuni traumi. A nessuno sfugge infatti che nella stragrande
maggioranza dei casi la defezione dal sacerdozio (ma il discorso vale anche per le crisi coniugali)
non sia dovuta ad una mancanza di formazione al sacerdozio (o al matrimonio) bensì alla carenza di
maturità nell’essere cristiano.
- Un nuovo rapporto tra istituzione e carisma: il “capo” e il “cuore”
Giovanni Paolo II ha spesso usato l’aggettivo “co-essenziali” per indicare la dimensione
istituzionale e quella carismatica della Chiesa. Ora, elemento precipuo dei seminari Redemptoris
Mater è il connubio tra il carattere diocesano e quello missionario-internazionale-neocatecumenale.
Se il primo termine indica la naturale costituzione gerarchica della Chiesa, l’ultima terna dice la
dimensione carismatica. In altri termini, ciò che è qui in gioco è il rapporto tra carisma gerarchico e
carisma profetico (cfr. LG 4). Nei seminari Redemptoris Mater la situazione ideale è un’autentica
reciprocità e mutua inclusione (diremmo “pericoresi”) tra le due realtà. È indispensabile che il
seminario abbia come suo capo il Vescovo (e in quanto suo rappresentante, il rettore) ma è altresì
auspicabile che esso abbia come suo cuore i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, ossia il
Consiglio pastorale. Se si dà tale “pericoresi” si può dire in verità che il seminario Redemptoris
Mater è un autentico seminario diocesano, pur essendo veramente missionariointernazionale-
neocatecumenale. Solo quando si ragiona con una logica tutta umana di contrapposizione e di
alternativa tra gerarchia e carisma, tra diocesanità e missionarietà si trovano difficoltà nell’articolare
le due dimensioni. Potrebbe in proposito venir richiamato un piccolo luogo scritturistico: san Paolo
(o chi per lui) esorta così Timoteo: «non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato
conferito, per indicazione diprofeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei
presbiteri» (1Tm 4,14). L’intervento della “parte carismatica” cui si accennava sopra circa il
discernimento sull’idoneità per l’ordinazione, ma anche i suggerimenti in merito alle destinazioni
missionarie non potrebbe forse corrispondere a quel dià prophêteias?
- Mutua interiorità tra Chiesa universale e Chiesa particolare
Secondo la costituzione del Vaticano II Lumen gentium, le Chiese particolari o locali sono una
concreta realizzazione e “visibilizzazione” della Chiesa universale (cfr. LG 23a). Tra esse vige una
relazione di reciproca immanenza (cfr. Communionis notio, 9). È insito alla la Chiesa universale, la
Catholica, il manifestarsi storicamente in una Chiesa particolare, come a quest’ultima è connaturale
aprirsi e dilatarsi in modo universale. Ora questo circolo di universalità e particolarità non si
manifesta soltanto mediante degli istituti giuridici come le visite ad limina (in cui la Chiesa locale
si fa per così dire presente alla Chiesa universale), ma anche e forse soprattutto tramite la fattiva
cooperazione tra vescovi: questi «sono tenuti, per istituzione e per comando di Cristo, ad avere
sollecitudine per tutta la Chiesa: sollecitudine che, sebbene non esercitata mediante atto di
giurisdizione, contribuisce tuttavia sommamente al bene della Chiesa universale» (LG 23b). Nel
nostro tempo più che mai, la Chiesa deve rifuggire le opposte tentazioni del centralismo e
delparticolarismo. Ebbene, i seminari Redemptoris Mater, nel contempo radicati nella particolarità
diocesano e costitutivamente universali in forza della loro internazionalità e dello slancio
carismatico che li anima, offrono ai singoli Pastori la concreta possibilità di esercitare, mediante la
formazione e poi il dono di presbiteri missionari (Fidei donum), quella sollecitudine apostolica ed
universale inerente al loro ufficio episcopale.