I seminari Redemptoris Mater


C. Lorenzo Rossetti


«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va:
così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8).


A Pentecoste del 2008, la Santa Sede, per mezzo del Pontificio Consiglio per i Laici, diretto dal card. S. Rylko, ha approvato definitivamente gli Statuti del Cammino neocatecumenale. Questo fu già autorevolmente definito da papa Giovanni Paolo II come “un itinerario di formazione cattolica valida per la società e i tempi odierni” è uno strumento pastorale messo “al servizio dei Vescovi” (cfr. Statuto, §§ 1 e 2).
Senza essere un Movimento né un’Associazione né una Prelatura, esso si prefigge di far riscoprire le ricchezze del Battesimo e della vita cristiana sul modello del Catecumenato antico che prevedeva un annuncio kerygmatico e una conversione morale (Metanoia) attuantesi progressivamente tramite l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita comunitaria (cfr. già At 2,42). Il “Cammino” è usualmente annoverato tra quelle nuove realtà che suscitano speranza per la Chiesa tutta essendo anche un focolaio di numerose vocazioni (cfr. Pastores dabo vobis, 41g).
Infatti, fra i tanti frutti di questo itinerario di fede, vi sono numerose e radicali chiamate alla vita apostolica: laici coniugati che partono come ‘Famiglie in missione’; sorelle vedove o nubili che le accompagnano e prestano il loro servizio; ragazze che aderiscono alla vita religiosa (specie di clausura); e poi numerosissimi ragazzi che si sentono chiamati al sacerdozio. Questa ultima chiamata trova il suo luogo di verifica e di compimento nei cosiddetti seminari Redemptoris Mater.
Vorrei proporre un ritratto di questi seminari (§ 1) per poi evidenziarne il possibile significato per la Chiesa del nostro tempo (§ 2).


1. Cosa sono i seminari Redemptoris Mater

«I seminari diocesani e missionari "Redemptoris Mater" sono eretti dai vescovi diocesani, in accordo con l’Equipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in attuazione della Ratio fundamentalis sacerdotalis.
In essi i candidati al sacerdozio trovano nella partecipazione al Cammino neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell’iter formativo e, al contempo, sono preparati alla “genuina scelta presbiterale di servizio all’intero Popolo di Dio, nella comunione fraterna del presbiterio” (Statuto del Cammino neocatecumenale, art. 18, § 3).
«I seminari "Redemptoris Mater" non sono seminari del Cammino Neocatecumenale bensì, come specificano lo statuto e la regola di vita, veri Seminari diocesani alle dipendenze del Vescovo. Gli alunni di questi istituti ricevono la stessa formazione filosofica e teologica degli altri seminaristi della diocesi. Svolgono un anno di pastorale nelle parrocchie come diaconi e due anni nella diocesi come presbiteri prima che il Vescovo li possa mandare in missione.
Se il Vescovo, però, ha delle emergenze per qualche zona particolarmente difficile della propria diocesi, può disporre di loro, dal momento che sono stati ordinati senza condizioni. Una caratteristica di questi Seminari sta nell'internazionalità che rende visibile in modo concreto la nuova realtà annunciata dal cristianesimo, nel quale non ci sono più né bianchi né neri, bensì una nuova creatura, un uomo celestiale. L'esperienza ha dimostrato che l'unire alla formazione del presbitero un itinerario di iniziazione alla vita cristiana, come il Cammino Neocatecumenale, costituisce un aiuto per la maturazione psicologica, affettiva e umana dei candidati e soprattutto per unire la missione con la parrocchia».

Il seminario Redemptoris Mater è quindi un seminario diocesano missionario internazionale sorto e animato grazie al Cammino neocatecumenale. Vediamo un po’ più da vicino queste caratteristiche.

- Un seminario Diocesano e Missionario

Forse il sacerdote spagnolo che tentò tutta la vita di conciliare diocesanità e missionarietà, san Juan de Avila, potrebbe essere il “patrono storico” dei vari seminari Redemptoris Mater sparsi nel mondo. Infatti prima peculiarità “giuridica” di questo nuovo tipo di seminario è quella di coniugare due elementi tradizionalmente distinti: incardinazione ad una Chiesa locale e slancio apostolico universale. La “Cristianità” – ossia l’epoca della societas christiana – ci aveva abituato alla netta distinzione tra sacerdoti secolari e religiosi. I primi rappresentavano la costituzione diocesana della Chiesa, mentre i secondi ne manifestavano l’indole missionaria. Il seminario Redemptoris Mater propone un nuovo tipo di presbitero: nel contempo incardinato in una diocesi e intrinsecamente missionario. Questo corrisponde allo spirito del Concilio Vaticano II il quale rimise al centro dell’ecclesiologia la comunione tra i vescovi e, vedendo nella singola Diocesi una concreta attuazione della Chiesa universale, ne faceva il soggetto primario dell’evangelizzazione. Ecco due sintetiche espressioni conciliari circa il carattere “universale” della missione episcopale e presbiterale:

«I vescovi si studino di far avanzare nella santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la particolare vocazione di ciascuno…Conducano a santità le chiese loro affidate così che in esse risplenda il senso della chiesa universale di Cristo. Cerchino quindi di incrementare il più possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, in particolare quelle missionarie» (Christus Dominus = CD 15c)

«Ricordino i Presbiteri che a essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese... E dove ciò sia reso necessario (per mancanza di clero) si faciliti non solo una funzionale distribuzione dei Presbiteri, ma anche l'attuazione di peculiari iniziative in favore di certe regioni o nazioni o anche di tutto il mondo. A questo scopo potrà essere utile la creazione di Seminari Internazionali per il bene di tutta la Chiesa secondo norme da stabilirsi e rispettando i diritti dell'Ordinario del luogo» (Presbyterorum ordinis = PO 10; cfr. pure PDV 12b; 16c; 18a; 32 e CIC 257 § 1).

Sulla falsariga dei citati decreti conciliari sui vescovi e sui presbiteri, nonché della enciclica Fidei donum di Pio XII (1957), le norme del documento della Congregazione per il Clero Postquam apostoli (1980) miravano a promuovere la concreta collaborazione tra le chiese locali, specie riguardo alla distribuzione del clero; auspicandosi di ravvivare la coscienza della “natura missionaria della Chiesa, e …. la consapevolezza della responsabilità che i singoli cristiani e soprattutto i pastori d’anime hanno verso la chiesa universale” (Postquam apostoli, 31). Il seminario Redemptoris Mater risponde proprio a questo scopo; ma lungi dall’essere stata “progettata a tavolino”, tale risposta è scaturita da una iniziativa sorprendente dello Spirito: il Cammino neocatecumenale. Sicché, un tale collegio può nascere qualora un vescovo, convinto della validità evangelizzatrice del “Cammino” e, in accordo con gli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernadez, per sollecitudine verso le altre chiese più bisognose di clero, decida di erigere un seminario per la formazione di neocatecumeni che una volta ordinati apparterranno al proprio clero diocesano ma con la peculiarità di essere destinati alla missione. Potremmo dire che se il seminario è la “pupilla del vescovo”, un tale vescovo ne verrebbe ad avere due: una per la propria diocesi e l’altra per la Chiesa universale… Va detto che i presbiteri del Redemptoris Mater anche quando sono mandati in missione rimangono sempre incardinati alla loro diocesi e legati al loro vescovo. Questi può anche demandarli ad altri incarichi diocesani: parrocchie, cappellanie, insegnamento, lavori in curia... La pastorale da loro svolta in ogni mansione corrisponderà all’intenzione del vescovo e alle ordinarie direttive, anche se verrà adempiuta ovviamente con una peculiare sensibilità.

- Un seminario neocatecumenale e internazionale

Dalle centinaia di migliaia di comunità neocatecumenali sparse nei vari continenti sono infatti numerosissime vocazioni sacerdotali e religiose; e questo spesso in concomitanza con le Giornate Mondiali della Gioventù. In piena logica con la propria autocoscienza di essere un servizio ai vescovi e non un’Associazione particolare, il Cammino ha ovviamente considerato la via dell’incardinazione diocesana come il mezzo più naturale per aprire le porte del ministero sacerdotale ai giovani (o meno giovani) che al suo interno hanno sentito la chiamata di Dio.
Condizione per entrare in questo tipo di seminario è quindi la partecipazione al Cammino neocatecumenale.
Si antepone, o meglio, si premette e si affianca così alla formazione sacerdotale, l’iniziazione cristiana tout court. Ogni seminarista proviene da una comunità neocatecumenale in cui ha cominciato a conoscere il Signore e il suo amore, la comunione con i fratelli, il discernimento su se stesso, la vita di preghiera e di liturgia. Tale percorso lungi dall’essere sospeso durante il tempo di formazione sacerdotale ne è considerato parte integrante. Sicché, oltre alla vita di preghiera, disciplina, studio e servizio, propria di ogni seminario, i membri del Redemptoris Mater seguono il “Cammino” nelle comunità locali e ritornano nella loro comunità di origine per le “tappe” più importanti. Con l’ordinazione, costoro non si inseriscono in una congregazione o fraternità peculiare, bensì sono incardinati nel presbiterio di una chiesa locale per servire la missione evangelizzatrice della Chiesa. L’idea di formare un seminario particolare sorse a Kiko e Carmen, quando, sollecitati dalle parole di Giovanni Paolo II sulla nuova evangelizzazione dell’Europa (nel 1985) ebbero l’intuizione di inviare delle famiglie in missione in luoghi scristianizzati o mai toccati dal Vangelo. Una siffatta implantatio ecclesiae era inconcepibile senza il concorso di presbiteri disposti a spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia nel contesto di questa missione. È così che con l’incoraggiamento del Santo Padre fu eretto a Roma nell’anno mariano 1988 il primo Collegio diocesano missionario Redemptoris Mater. Da allora sono nati più di settanta seminari in diverse diocesi dei cinque Continenti: da Madrid a Takamatsu, da Kitwe in Zambia a Berlino, da Perth in Australia a Washington, da Brasilia a Kaoshiung (Taywan), da Varsavia a Medellin, da Yaundé a Namur, dal Callao in Perù a Vienna… (Quello di Lezhë è stato eretto l’8 dicembre 2006). Il numero di seminaristi varia dalla dozzina al centinaio di studenti.
I seminaristi provengono da varie nazioni. L’internazionalità è infatti un concreto segno della cattolicità della Chiesa nonché un forte richiamo ad allargare gli orizzonti e a considerare l’unicità del genere umano in Cristo. Non si sceglie in quale seminario entrare: tutto si gioca sulla libertà dello Spirito (cfr. Gv 3,8 e 2Cor 3,17): si chiede al candidato se sia pronto ad andare “ovunque”, con totale disponibilità e piena fiducia nella Provvidenza. Così, si possono incontrare degli spagnoli nel seminario di Guam in Micronesia, dei tedeschi in quello di Brasilia, dei boliviani in quello di Kopenhaghen, degli Italiani in quello di Manila… La lingua e la cultura del posto sono assimilate poco a poco con lo studio e con la frequentazione dei fratelli delle comunità locali…
Altra particolarità formativa connessa con l’universalità è l’educazione alla dimensione itinerante della vita apostolica dedicando, durante gli anni del seminario, un congruo tempo (uno o due anni) all’evangelizzazione. In pratica, questa esperienza consiste nella collaborazione o con una équipe itinerante del Cammino neocatecumenale, o con un parroco in missione, o ancora con il rettore di un altro seminario.
Il discernimento sull’idoneità all’ordinazione spetta come di norma al vescovo, di cui il rettore è diretto rappresentante. Quest’ultimo si avvale però anche del parere del Consiglio pastorale del seminario, composto dall’Equipe responsabile del Cammino neocatecumenale in quella data regione. In genere, in vista del diaconato, si sentono anche le opinioni dei responsabili delle comunità dei seminaristi. Tutto questo conferisce spessore e realismo alla risposta del rettore all’inizio dell’ordinazione quando il vescovo lo interroga circa la dignità dei candidati: “dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano e secondo il giudizio dato da coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sono degni” (Rito di ordinazione).


2. Significato teologico dei seminari Redemptoris Mater

Credo si possano considerare i seminari Redemptoris Mater un piccolo ma significativo “segno dei tempi” per la Chiesa di oggi. Attiro l’attenzione su tre punti salienti di novità che emergono dal punto di vista ecclesiologico: il rapporto gerarchia e laicato, tra istituzione e carisma e tra Chiesa universale e Chiesa locale.

- Un nuovo rapporto tra gerarchia e laicato

L’originalità profonda dei Redemptoris Mater è di radicare la formazione seminaristica sulla basilare formazione alla vita cristiana. Lasciando che il seminarista e poi il presbitero sia e continui ad essere un “neocatecumeno”, in ricerca insieme ai membri della comunità delle ricchezze del proprio battesimo, si pone quella condizione necessaria a garantire la Koinonia ecclesiale evitando derive clericali o gerarcologiche.
L’essere innanzitutto “cristiano con i fratelli” diviene realmente previo all’essere “sacerdote per loro”.
Frequentare in modo costante la comunità in una parrocchia aiuta da una parte il seminarista a non “isolarsi” e a condividere gioie e speranze, dolori e affanni con altre persone, nella comune prospettiva di discernere sempre meglio la volontà del Signore. La santità primeggia sulla funzione e il Battesimo si rivela quella realtà capace di illuminare e rendere possibile ogni vocazione, sia essa al matrimonio che al sacerdozio.
Sottolineare con tanta forza l’iniziazione battesimale da un parte e la comunità cristiana dall’altra corrisponde del tutto alla teologia conciliare del Popolo di Dio in cui la chiamata alla santità precede ogni differenziazione ministeriale o vocazionale (cfr. LG capp. II e V).
Il duplice recupero della centralità insostituibile dell’iniziazione cristiana e della comunità fraterna è anche un enorme atout per quanto riguarda le possibili crisi cui possono andare incontro i seminaristi e i presbiteri.
Puntare non solo sulla formazione al ministero e al ruolo di leadership, ma anche e in maniera basilare sulla formazione cristiana consente di prevenire alcuni traumi. A nessuno sfugge infatti che nella stragrande maggioranza dei casi la defezione dal sacerdozio (ma il discorso vale anche per le crisi coniugali) non sia dovuta ad una mancanza di formazione al sacerdozio (o al matrimonio) bensì alla carenza di maturità nell’essere cristiano.

- Un nuovo rapporto tra istituzione e carisma: il “capo” e il “cuore”

Giovanni Paolo II ha spesso usato l’aggettivo “co-essenziali” per indicare la dimensione istituzionale e quella carismatica della Chiesa. Ora, elemento precipuo dei seminari Redemptoris Mater è il connubio tra il carattere diocesano e quello missionario-internazionale-neocatecumenale. Se il primo termine indica la naturale costituzione gerarchica della Chiesa, l’ultima terna dice la dimensione carismatica. In altri termini, ciò che è qui in gioco è il rapporto tra carisma gerarchico e carisma profetico (cfr. LG 4). Nei seminari Redemptoris Mater la situazione ideale è un’autentica reciprocità e mutua inclusione (diremmo “pericoresi”) tra le due realtà. È indispensabile che il seminario abbia come suo capo il Vescovo (e in quanto suo rappresentante, il rettore) ma è altresì auspicabile che esso abbia come suo cuore i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, ossia il Consiglio pastorale. Se si dà tale “pericoresi” si può dire in verità che il seminario Redemptoris Mater è un autentico seminario diocesano, pur essendo veramente missionariointernazionale-neocatecumenale. Solo quando si ragiona con una logica tutta umana di contrapposizione e di alternativa tra gerarchia e carisma, tra diocesanità e missionarietà si trovano difficoltà nell’articolare le due dimensioni. Potrebbe in proposito venir richiamato un piccolo luogo scritturistico: san Paolo (o chi per lui) esorta così Timoteo: «non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazione di profeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri» (1Tm 4,14). L’intervento della “parte carismatica” cui si accennava sopra circa il discernimento sull’idoneità per l’ordinazione, ma anche i suggerimenti in merito alle destinazioni missionarie non potrebbe forse corrispondere a quel dià prophêteias?

- Mutua interiorità tra Chiesa universale e Chiesa particolare

Secondo la costituzione del Vaticano II Lumen gentium, le Chiese particolari o locali sono una concreta realizzazione e “visibilizzazione” della Chiesa universale (cfr. LG 23a). Tra esse vige una relazione di reciproca immanenza (cfr. Communionis notio, 9). È insito alla la Chiesa universale, la Catholica, il manifestarsi storicamente in una Chiesa particolare, come a quest’ultima è connaturale aprirsi e dilatarsi in modo universale. Ora questo circolo di universalità e particolarità non si manifesta soltanto mediante degli istituti giuridici come le visite ad limina (in cui la Chiesa locale si fa per così dire presente alla Chiesa universale), ma anche e forse soprattutto tramite la fattiva cooperazione tra vescovi: questi «sono tenuti, per istituzione e per comando di Cristo, ad avere sollecitudine per tutta la Chiesa: sollecitudine che, sebbene non esercitata mediante atto di giurisdizione, contribuisce tuttavia sommamente al bene della Chiesa universale» (LG 23b). Nel nostro tempo più che mai, la Chiesa deve rifuggire le opposte tentazioni del centralismo e del particolarismo. Ebbene, i seminari Redemptoris Mater, nel contempo radicati nella particolarità diocesano e costitutivamente universali in forza della loro internazionalità e dello slancio carismatico che li anima, offrono ai singoli Pastori la concreta possibilità di esercitare, mediante la formazione e poi il dono di presbiteri missionari (Fidei donum), quella sollecitudine apostolica ed universale inerente al loro ufficio episcopale.

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